Veneto: l’andamento economico del 2018

Nell’auditorium «Santa Margherita» dell’università Ca’ Foscari di Venezia, il mondo della finanza esamina l’andamento economico del Veneto nell’anno 2018. A fare gli onori di casa il direttore della sede lagunare dottor Paolo Ciucci. Un lavoro preparatorio lungo ma prezioso questo dossier che viene presentato da Vanni Mengotto e da Mariano Graziano della divisione analisi e ricerca economica territoriale della sede di Venezia della Banca d’Italia. A seguire gli interventi del presidente del gruppo Carraro Enrico Carraro, un’ importante realtà nel panorama industriale veneto, che porta la sua testimonianza in merito all’evoluzione dell’azienda nel corso degli anni e quello di Lorenzo De Angelis ordinario di diritto commerciale all’università Ca’ Foscari. Se l’introduzione è stata quella di una rappresentante del Ca’ Foscari, che ha portato i saluti a nome del rettore Michele Bugliesi le conclusioni sono quelle di Daniele Franco vice direttore generale della Banca d’Italia che lancia un segnale quando parla di «Un’ Italia che, tra i grandi paesi, trova molte difficoltà. Anche se, negli ultimi sei mesi sembrano essere tornati gli investimenti».

Il dossier che fotografa la situazione regionale

Crescita e produttività nell’economia veneta

«Tra i 2013 ed il 2018 la produttività del lavoro media regionale è cresciuta, soprattutto nell’industria, in senso stretto ed a un ritmo superiore a quello medio italiano. Nella media del 2018 la produttività del lavoro, nel Veneto, risultava più alta, del 7% circa, rispetto a quella media italiana, soprattutto per effetto dei divario positivo nei servizi».

Gli scambi con l’estero

«Nel 2018 le esportazioni regionali di beni sono aumentate del 2,8%, un ritmo di crescita dimezzato rispetto all’anno precedente anche per effetto del rallentamento della domanda internazionale e del lieve apprezzamento del cambio effettivo reale italiano nella media dell’anno. Nell’ultimo trimestre dello scorso anno, la dinamica delle esportazioni, depurata dalla componente stagionale, risulta indebolita, soprattutto nella UE e questo dopo un miglioramento che si era registrato nel terzo trimestre Il divario di crescita si è ampliato maggiormente, rispetto alla domanda potenziale proveniente dai mercati esterni all’area dell’euro ed in particolare da quelli asiatici».

I prestiti alle imprese

«Nel 2018 i prestiti bancari hanno mostrato una modesta flessione dopo la lieve crescita dell’anno precedente, risentendo del rallentamento congiunturale e di condizioni di accesso al credito in lieve peggioramento. La flessione dei prestiti alle imprese risulta essersi intensificata nei primi tre mesi del 2019. La dinamica del credito risulta differenziata anche tra comparti di attività economica. I prestiti al settore manifatturiero e quello dei servizi sono cresciuti rispettivamente dell’1,7% e dell’1% mentre è proseguita la flessione di quelli alle imprese di costruzioni, penalizzati, negli ultimi anni, dal ridimensionamento del comparto e da politiche di affidamento delle banche particolarmente caute (- 8,3%). Anche i prestiti ai servizi immobiliari hanno registrato un calo significativo».

Il mercato del lavoro

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«Il rallentamento dell’attività economica si è riflesso sulla dinamica dell’occupazione che, al netto delle componenti stagionali, è aumentata nel primo trimestre del 2018 ed ha mostrato una tendenza flettente nella restante parte dell’anno. Nella media del 2018 l’occupazione risulta cresciuta dello 0,6%, in linea con il resto del paese, ma in rallentamento rispetto al 2017 (2,1%). La crescita ha interessato i lavoratori alle dipendenze ((0,8%) mentre il numero degli autonomi è rimasto invariato. Risultano cresciuti gli addetti all’industria mentre è proseguito il calo dei lavoratori nel settore  delle costruzioni. Gli occupati nei servizi sono cresciuti debolmente. L’aumento nelle attività commerciali ed in quelle ricettive e della ristorazione ha appena compensato il calo degli occupati negli altri comparti del terziario. La quota dei lavoratori stranieri non è cambiata, restando pari all’11%, un valore in linea con la media nazionale».

Le famiglie

«Nel 2018 è proseguito, in rallentamento, l’aumento dei redditi e dei consumi delle famiglie, che hanno beneficiato sia del miglioramento delle condizioni del mercato del lavoro, sia della dinamica contenuta dei prezzi. Nelle regioni del Nord-est il clima di fiducia dei consumatori, misurato dall’Istat a livello di macroarea, ha proseguito il recupero iniziato nell’estate del 2017. Nello scorcio del 2018 ha mostrato invece un peggioramento che è proseguito anche nei primi mesi del 2019».

La ricchezza delle famiglie

«In base alle stime della Banca d’Italia, nel 2017 la ricchezza netta delle famiglie venete, ammontava a 871 miliardi di euro, pari a 8,5 volte il reddito disponibile lordo. In termini pro-capite la ricchezza netta regionale risulta aumentata da 170mila a 178mila euro, un livello che risulta superiore a quello nazionale ma inferiore a quello del Nord-est».

L’indebitamento delle famiglie

«Nel dicembre del 2018 i prestiti di banche e società finanziarie alle famiglie consumatrici sono cresciuti del 2,8% rispetto all’anno precedente. Nel Veneto lo stock dei mutui, per l’acquisto dell’abitazione, che costituiscono i due terzi dei prestiti alle famiglie, è cresciuto del 2,7% (2,8% a marzo 2019). Mentre il flusso dei mutui, erogati nel corso del 2018, è aumentato del 7,8% rispetto all’anno precedente (12,1% al netto di surroghe e sostituzioni)».