Scultura e intaglio, l’arte di Luigi Bernardini

La sua casa già a una prima occhiata riflette l’impronta dell’artista. Il suo accento, anche se leggermente coperto da tanti anni di lontananza, rivela quell’origine fiorentina che sembra quasi conferma della sua vocazione all’arte. E’ davvero un maestro d’altri tempi Luigi Bernardini, scultore e intagliatore che ha vissuto la storia, uomo che può vantare racconti che sembrano romanzi, fatti di scelte dettate dalla passione e di coincidenze che danno una missione precisa alla vita. Sua è la statua del Beato Luigi Palazzolo al centro del giardino degli Istituti Pii e suo è il Bersagliere in via Monsignor Filippi. Nato a Castigion Fiorentino nel 1941, Luigi Bernardini è a Rosà dal 15 settembre 1969, da quando Giuseppe Visentin lo chiama a lavorare nella sua azienda come intagliatore. L’obiettivo è quello di soddisfare la domanda dei mercati americani che chiedono prodotti particolari. L’imprenditore veneto ha bisogno di qualcuno che sia bravo a intagliare il legno e Luigi Bernardini di talento ne ha davvero tanto. Un amore per l’arte nato con lui e cresciuto con gli anni. Appena adolescente, è allievo del Maestro Giuseppe Maioli, fondatore nel 1938 a Firenze della celebre Bottega d’arte assieme a Fiorenzo Bartolozzi.

«Era un maestro esigente – ricorda Luigi Bernardini – e a lui devo tanto. La domenica mattina si andava insieme nelle chiese, quando finiva la messa e la gente usciva, a copiare i particolari delle sculture e delle decorazioni per far pratica. Lui mi indicava cosa copiare e io eseguivo».

Con i maestri artigiani della Bottega è a Montecassino per il restauro del coro ligneo e della sacrestia dell’Abbazia distrutta dal violento bombardamento delle forze alleate del febbraio 1945. Parte poi per l’America verso Albany, nello stato di New York, dopo aver partecipato a un concorso di selezione che lo sceglie tra moltissimi. Obiettivo è insegnare oltreoceano l’arte italiana del restauro e dell’intaglio. Tornato in Italia, si occupa del recupero delle opere di gallerie e musei devastati dall’alluvione del 1966. Nel 1969 il trasferimento in Veneto.

«Sono arrivato a Rosà con nulla al seguito. Alloggiavo all’Hotel San Marco e tutti i giorni andavo a lavorare da Giuseppe Visentin con una bicicletta che mi aveva regalato sua moglie».

A Rosà rimane per la vita. Conosce la moglie, mette su casa e famiglia. Dall’82 al 2000 insegna ebanisteria all’Istituto professionale Lampertico e continua con la passione di scultore e intagliatore. Nel 1986 arriva la commissione dalle suore Poverelle per la realizzazione della statua del Beato Palazzolo. L’idea è quella di trasmettere, attraverso la scultura, il messaggio del Beato e, dopo studi e ricerche, il risultato è un gruppo in bronzo a dimensioni reali che ritrae il sacerdote tra due bambini.

«Usai le mie figlie come modelli – racconta lo scultore – e studiai la biografia del Beato per capirne la personalità». Più tardi un’altra commissione, la statua del Bersagliere. «Sono venuti da Roma a controllare il lavoro, un’opera cesellata, ricchissima di particolari».

Di Luigi Bernardini Rosà conserva moltri altri interventi: il restauro del baldacchino dorato della Madonna della Salute, di molti quadri, il recupero di alcuni capitelli. Oggi il suo laboratorio non c’è più, è stato smantellato e riorganizzato con fine residenziale.

«Ogni cosa ha il suo tempo».

Gli anni passano ma la vocazione all’arte resta. E Luigi Bernardini, nonno a tempo pieno, guarda la nipote e riconosce quella vena artistica che si tramanda nelle generazioni e si rigenera. A lui l’impegno di seguirla e alimentarla. Ora è questo il suo compito.