Leonardo e il suo grande amore per la scrittura

Scrivere non è solo un movimento armonico delle mani, dove l’inchiostro e la carta fanno da protagonisti. Ma è emozione tramutata in parole, che tra di loro creano un tessuto che genera sogni. Leonardo Scapin, classe 1994, studente di Lettere alla Ca’ Foscari di Veneza ama scrivere.

«Scrivo da sempre, ma ho un ricordo vivido del mio primo quadernetto all’età di dieci anni. Tenevo tutte le mie poesie raccolte tra quelle pagine e poi, naturalmente, negli anni si è vista l’evoluzione tra i miei fogli. In realtà per qualche anno avevo smesso, come per la lettura, ma poi ho ripreso con grande vigore. Infatti, mi sono applicato seriamente alla scrittura da circa cinque anni, anche attraverso delle riflessioni che trovavano spazio nella mia pagina web “Mondoinchiaro”. Qui riuscivo a far collaborare anche altre persone, ma poi questa esperienza di tipo sperimentale ha trovato la sua fine un paio di anni fa».

Ma Leonardo non si ferma e crea qualcosa di nuovo.

«Ho iniziato poi un nuovo progetto, della durata di sei mesi, intitolato “Istantanee Narrative”, dove ad ogni foto allegavo un testo».

Poi, però, al giovane stava stretto l’essere dietro ad un titolo o ad un logo di una pagina, così ha deciso di creare uno spazio che ha la sua identità.

«La mia pagina personale “Leonardo Scapin” è un luogo in cui mi dedico a diversi argomenti, sia di cultura sia di ciò che in generale mi crea interesse. Ho iniziato ad avere una forma di linguaggio più precisa, che mi identifica. Inoltre proprio qui ho iniziato a condividere le iniziative a cui partecipo, utilizzandolo come strumento di comunicazione anche verso ciò che sta fuori dalla piattaforma virtuale».

La sua è una scrittura in continuo divenire, che mette in luce la crescita di un autodidatta che giorno dopo giorno sperimenta su sé stesso e per sé stesso.

Qual è il tuo obiettivo?

«Non mi interessa diventare un blogger, ma sicuramente il mio obiettivo sarebbe quello di vivere della mia scrittura. Mi piacerebbe dedicarmi totalmente a questo. Non mi ritengo né un artista né uno scrittore, però vorrei diventarlo».

A breve, invece, quali sono le iniziative che stai portando avanti?

«Da qualche tempo collaboro con il “Canzoniere Letterario” e grazie a tale realtà culturale sono riuscito a creare uno spettacolo dedicato a Gaber, non è un tributo ma un racconto. L’ho già rappresentato qui a Solagna, nella fantastica cornice delle mulattiere che hanno suggestionato il pubblico presente, poi la scorsa domenica 1 settembre lo abbiamo portato anche a Todo Modo in Villa Angaran San Giuseppe a Bassano del Grappa».

In che cosa consiste il tuo spettacolo su Gaber?

«All’interno dello spettacolo sono compresi testi sia miei, che si legano alla realtà contemporanea, che suoi. Trattano principalmente la paura, la violenza e l’io. Mettiamo in scena le canzoni meno conosciute generando così maggiore interesse dal pubblico».

Ma nella realtà solagnese hai messo in atto anche altri spettacoli?

«Sì, negli anni scorsi ho realizzato due spettacoli. Il primo chiamato “Sogno di volare”, che parlava del senso di libertà. L’ho rappresentato sia all’eremo di San Giorgio sia in piazza, nei pressi della chiesa parrocchiale. Poi, il secondo, era intitolato “Idea di appartenenza”, portato in scena sempre a San Giorgio. Questa volta si parlava dell’evoluzione della politica negli ultimi tempi e del populismo».

Di che tipo era il pubblico che ha partecipato ai tuoi spettacoli?

«Sicuramente in gran parte femminile. Inoltre la fascia d’età presente per la maggiore andava dai 50 anni in poi. Purtroppo c’erano sempre pochi ragazzi giovani».

Per quale motivo secondo te?

«Innanzitutto, perché l’argomento dei miei spettacoli non era sempre attuale e rimandava spesso a situazioni del passato. Inoltre, credo che la cultura di oggi abbia bisogno di uno svecchiamento generale, spesso può essere noiosa. Senza contare che i giovani sono pigri. Però, dovrebbe essere trasmesso il messaggio che la cultura è anche occasione di incontro, di confronto e di una spinta a vedere il mondo con occhi diversi. Molti credono che sia ancora uno spazio elitario, ma non è così. La cultura è emozione e io voglio far emozionare le persone».

Per Solagna, però, ti sei messo in gioco anche per un altro progetto.

«Sì, da quest’anno riprendo a far parte del gruppo biblioteca in collaborazione con i consiglieri Noemi Bellò e Vittoria Vettorazzo. In passato mi sono già occupato della biblioteca, ma poi non si era continuato questo progetto. Ora spero che io riesca a portarlo avanti con un’attiva collaborazione con l’Amministrazione comunale, tentando anche di creare maggiori iniziative culturali per il paese».