A Bassano la medaglia d’oro al valore militare, il sergente Andrea Adorno. Domenica 10 marzo si è tenuta al teatro Monte Grappa di Rosà l’assemblea annuale dei delegati dei gruppi della sezione Monte Grappa. Ospite d’onore della giornata il sergente Andrea Adorno, medaglia d’oro al valore militare  ancora in servizio.

Un paio di primavere fa, nel 180 d.c., il 17 marzo veniva a mancare l’Imperatore Marco Aurelio Antonino Augusto, che nella sua raccolta di pensieri diceva, «Devi sempre agire, parlare e pensare, come se fosse possibile che tu, in quell’istante, lasciassi la vita». Perché la vita, per un condottiero, per un soldato che si prestava a difende la Patria era il mezzo di scambio con cui sacrificava la sua anima verso un ideale più nobile e si assicurava il rispetto del popolo e la gloriosa sfilata nei Campi Elisi. Tornando al presente, dove non c’è più un Imperatore a cui essere devoti come un dio, troviamo ancora uomini e donne che decidono di indossare la divisa e di giurare fedeltà alla Bandiera, alla Patria, all’Italia.

La motivazione della medaglia d’oro al valore militare

In questo esercito, troviamo il Sergente Adorno, preziosa e rara perla della Forza Armata. Preziosa, perché è un militare da prendere come esempio per le sue doti morali, e rara perché è l’unico graduato vivente dell’Esercito a portare al petto la più alta onorificenza, la Medaglia d’Oro al Valore Militare. Il 16 luglio 2010 ha preso parte all’operazione «Maashin IV» nei pressi del villaggio di Bala Morghab in Afghanistan; per il fatto d’arme di Bozbai il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano su proposta del Ministro della Difesa gli ha concesso, il 4 novembre 2014 al Vittoriano a Roma, la Medaglia d’Oro al Valore Militare.

La vita del sergente Adorno

Il sergente Adorno è originario di Catania e ha iniziato la sua carriera militare, in qualità di volontario in Ferma Breve, presso l’85° Reggimento Addestrativo Volontari «Verona» a Montorio Veronese. Ha prestato servizio per tredici anni al 4° reggimento alpini-paracadutisti e in questo periodo è stato impiegato fuori dal territorio nazionale, tra Balcani, Iraq e Afghanistan, per sette volte. Grandi le sue doti fisiche, capace di sopportare, insieme ai suoi commilitoni, momenti di grande tensione e di reagire con quel «quid» in più, che non tutti hanno e che rendono speciali le figure come il sergente Adorno. Ma, se il fisico e la mente si possono in qualche modo allenare, mettere alla prova e far arrivare al limite tentando ogni volta di alzare l’asticella del coraggio, sono le qualità morali ad essere innate, autentiche e di valore.

Leggi anche:  Altri 4 anni al "pensionato belva" per spaccio di cocaina

Gli attimi prima di diventare un eroe

Il sergente Adorno è soprattutto un uomo semplice: il genere di persona che bisogna essere grati di incontrare nella vita per la qualità dei suoi pensieri, per le sue parole e perché non ha mai perso di vista l’autenticità di rimanere soldato tra i soldati. Se lo ricorda bene, il momento in cui gli venne comunicato la notizia che gli sarebbe stata conferita la medaglia d’oro al valore militare: tornava da un giro di corsa con il compagno Luca e richiamato da lontano venne catapultato al telefono con un Generale che tra i complimenti e l’esprimere il grande orgoglio gli fa promettere che, alla cerimonia del 4 novembre a Roma, sarebbe stato impeccabile. Da qui inizia la sua storia d’onore, dove l’umiltà che lo rappresenta, non gli fa comprendere da subito la grande onorificenza che avrebbe ricevuto. L’incredulità deriva dal fatto che, il gesto di sacrificarsi, di aiutare i suoi compagni sotto fuoco nemico, a lui, sembrano cose normali, e che nonostante fosse stato ferito a una coscia dal fuoco, mai si sarebbe sognato di abbandonare i «suoi ragazzi».

Valori autentici da riscoprire

Lo spirito del sergente Adorno, il suo credo, sono gli stessi di molti suoi compagni che, senza riserva e senza volto, servono la Patria. Ritornare ad avere consapevolezza di ciò, di queste «altre vite», può dare un senso a molte nostre domande. Il sergente Adorno, oltre ad essere appartenente alle Forze Armate, è marito e padre. Un grazie va anche alla sua famiglia che comprende il sacrificio che compie ogni giorno; perché va di gran lunga oltre un semplice lavoro. «La concessione ha luogo solo se l’atto compiuto è tale da poter costituire, sotto ogni aspetto, un esempio degno di essere imitato», così recita la motivazione della medaglia. Grazie sergente Andrea Adorno per essere un esempio, un eroe a cui ispirarsi. Grazie per essere testimone di devozione e amore per il Tricolore.