Tommaso e la voglia di conoscere senza confini

Conoscere senza confini, questo è ciò che fa ogni giorno Tommaso Zonta. Il giovane bassanese è appena tornato dall’Arabia Saudita, dove ha partecipato ad un’esperienza irripetibile. Ma non è passato nemmeno dall’Italia, volo diretto per Londra, città in cui sta proseguendo i suoi studi.

Che cosa studi a Londra? Come mai hai scelto di studiare all’estero?

«Dopo la laurea triennale in Scien«e Politiche e delle Relazioni Internazionali conseguita all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ho svolto un master in Intelligence e Sicurezza Internazionale presso il King’s College di Londra e al momento sto frequentando un secondo master in Affari Europei e Internazionali alla London School of Economics. Ho scelto di studiare all’estero non perché in Italia non ci siano opportunità, ma perché volevo provare un’esperienza diversa e di spessore internazionale che non sempre le università italiane riescono ad offrire. Nel corso della triennale, ho avuto l’occasione di passare un intero anno a Barcellona grazie al programma Erasmus, ho inoltre preso parte a diverse attività extracurricolari come le simulazioni dei lavori delle Nazioni Unite a New York e un progetto di volontariato in Sri Lanka. Tutte queste avventure hanno maturato in me una coscienza ed una consapevolezza di cittadinanza globale che va sicuramente oltre al contesto italiano, e mi sono quindi ritrovato a studiare all’estero».

Racconta il progetto di cui hai fatto parte.

«Nel corso dello scorso settembre, ho avuto l’occasione di visitare l’Arabia Saudita grazie ad un progetto internazionale sponsorizzato dall’organizzazione Gateway KSA. In vista degli obiettivi che il Paese si è prefissato di raggiungere entro il 2030, che includono un’economia maggiormente diversificata, riduzione dalla dipendenza dal petrolio e incremento del turismo, l’Arabia Saudita sta invitando studenti da tutto il mondo a prendere parte a forum di dibattito in diverse tematiche per far conoscere le molteplici realtà che la caratterizzano. Nel corso di questa esperienza, ho avuto l’occasione di confrontarmi con accademici ed esperti che lavorano nei più svariati ambiti come antiterrorismo, ingegneria ed industria petrolifera, nonché di visitare le città di Riad, Al Ula e Gedda. Conversazioni sul ruolo della donna e sull’Islam sono state altrettanto centrali per tutta la durata del progetto. Ho avuto modo di conoscere e discutere con il Principe Abdullah Al-Saud in merito alla presenza dell’ISIS in Arabia Saudita, e anche con il Principe Reale Turki Al-Saud, ex ambasciatore nel Regno Unito e negli Stati Uniti ed ex capo dei servizi segreti sauditi»

Com’è stato vivere questa esperienza?

«È stata un’esperienza unica, interessante e soprattutto intellettualmente stimolante. Prendere parte a dibattiti sia nel mio campo di studi che non, con studenti provenienti da tutte le parti del mondo, è stata la parte che più mi ha arricchito. Inoltre, l’Arabia Saudita è una terra antica e perciò racchiude in sé luoghi meravigliosi e ricchi di storia come le rovine nabatee a Mada’in Salih. Questi siti archeologici non sono però ancora aperti al pubblico, ma grazie al progetto a cui ho partecipato ho avuto l’occasione di visitarli e conoscere meglio la realtà saudita. Sono riuscito altresì ad avvicinarmi ad interessi che ho spesso ritenuto diversi dai miei, come gli avanzamenti in campo tecnologico ed ingegneristico oppure le telecomunicazioni, ma grazie alla maniera coinvolgente e dinamica degli interlocutori locali sono riuscito ad apprezzare a pieno la diversità delle tematiche proposte e ad imparare qualcosa di nuovo».

Cosa ti ha stupito del mondo istituzionale saudita?

«Ho avuto la fortuna di potermi confrontare con diverse persone sia del settore pubblico che privato e ciò che mi ha stupito maggiormente è una grande voglia di cambiare. Al giorno d’oggi, circa il 70% della popolazione dell’Arabia Saudita ha meno di trent’anni; ciò segna una grande differenza rispetto alle generazioni precedenti. Di conseguenza, le persone si stanno modernizzando sempre di più: hanno voglia di viaggiare, conoscere nuove realtà ed imparare lingue straniere. Tutto ciò ovviamente va a favore del Paese stesso, il quale investe un grande ammontare di denaro nella formazione dei giovani, specialmente in coloro che vogliono studiare all’estero per rientrare poi in Arabia e condividere il sapere acquisito col resto della comunità. Al contempo, ho notato che rimane un grande attaccamento ai valori e alle tradizioni, che nella maggior parte dei casi sono in stretta relazione con la religione musulmana. Del resto, è importante ricordare che l’Arabia Saudita ospita le due moschee più importanti del mondo islamico, La Mecca e Medina, ed è quindi soggetta ad uno scrutinio continuo da parte dei fedeli di tutto il pianeta. Tuttavia, anche la maniera in cui la religione viene professata sta iniziando a cambiare e alcuni usi e costumi stanno cercando un riscontro più moderno che probabilmente grazie alle nuove generazioni troverà una propria concretizzazione in un futuro non troppo lontano».

Al tuo rientro a casa, cosa pensi di aver aggiunto al tuo bagaglio di esperienze?

«Ho sempre avuto la fortuna di intraprendere diversi viaggi sin da quando ero bambino, ma sono esperienze come queste, che vanno al di là del semplice turismo, che permettono ad un normale turista di convertirsi in un viaggiatore. Questo progetto mi ha arricchito sia dal punto di vista accademico ed intellettuale che da quello umano. Mi ha aiutato ad abbattere certi stereotipi sul mondo arabo e sull’Islam, ma anche ad avvicinarmi a nuove sfere del sapere che prima reputavo distanti dai miei interessi. Sono riuscito inoltre a creare amicizie che dureranno nel tempo e conoscenze nel mondo professionale saudita che potrebbero essermi utili in vista di un futuro lavoro. Visitare e conoscere l’Arabia Saudita ha contributo ad accrescere la mia voglia di conoscere il mondo e a volermi mettere in gioco in ambito internazionale per riuscire a vedere le cose a 360 gradi».

Quale consiglio vorresti dare ai ragazzi che vorrebbero tentare esperienze all’estero ma che hanno paura?

«Non abbiate paura! È normale essere spaventati, ma se solo sapeste quante belle ed incredibili opportunità ci sono là fuori non tardereste molto a decidere di provare ad andare all’estero. Molto spesso può sembrare che andare via dall’Italia sia necessario per diverse ragioni. Personalmente credo che nel nostro Paese di opportunità ce ne siano, ma credo fortemente che passare un periodo di studio e/o lavoro all’estero sia fondamentale nella crescita di un individuo, specialmente per noi giovani d’oggi cresciuti in una società globalizzata e multiculturale. Provare ad uscire dalla propria zona di comfort non è importante solo per riuscire ad imparare almeno una lingua straniera, ma soprattutto per riuscire a vedere le cose da diversi punti di vista e maturare un senso di appartenenza al mondo che ci circonda che va oltre le mura di casa o della propria città. C’è un pianeta estremamente vario e ricco di esperienze che gira attorno a noi, non lasciate che la paura di provare qualcosa di nuovo vi impedisca di scoprire nuove realtà».