Musica spenta, porte chiuse: Terzo Ponte fermato

Una lunga riflessione, che fa scorgere molta amarezza nel constatare le decisioni prese. Nei mesi scorsi, avevamo già trattato la dinamica relativa al Terzo Ponte che si era visto chiudere forzatamente le porte durante una serata.

«La nostra avventura si è purtroppo conclusa. Siamo stati costretti a chiudere il sipario. Le speranze, l’entusiasmo, i progetti, la musica, la buona cucina, i sogni e le idee sono finiti in Brenta».

Inizia così un lungo post su Facebook dei soci fondatori. Dalle parole spese si può constatare la grande delusione nei confronti di un sistema che non ha permesso di dare e farsi spiegare.

«Teniamo molto a precisare che il Terzo Ponte non ha mai fatto concorrenza sleale agli altri locali presenti nel territorio bassanese approfittando della sua posizione di associazione culturale. Siamo regolarmente fiscalizzati, emettiamo sempre gli scontrini (e le fatture su richiesta) a fronte della fornitura dei nostri servizi».

Ma la scritta «Locale sottoposto a sequestro» è stata appesa comunque sulla porta d’ingresso. Lasciando fare ad ognuno il proprio lavoro, fermamente convinti che chi di competenza darà risposte solide a domande legittime, c’è da pensare a quanti giovani ragazzi dall’oggi al domani, da un’ora all’altra si sono trovati senza un lavoro e con un sogno e un progetto infranto tra le mani. La legge, le disposizioni, le regole sono indispensabili per la convivenza e per la piena libertà di esercitare una professione. Resta necessario ed essenziale il buon senso, la collaborazione, la sinergie e il fare rete che crea inevitabilmente un terreno fertile per far si che una città cresca e faccia frutto.

Il commento: «L’entusiasmo, i progetti, i sogni e le idee sono finiti in Brenta»

«La nostra avventura si è purtroppo conclusa. Siamo stati costretti a chiudere il sipario. Le speranze, l’entusiasmo, i progetti, la musica, la buona cucina, i sogni e le idee sono finiti in Brenta. Insieme alla nostra delusione, a una grandissima amarezza, agli importanti investimenti in denaro dei soci fondatori e a numerosi posti di lavoro. Il Terzo Ponte ritiene giusto fornire la sua versione dei fatti e dire ancora una volta grazie, grazie a tutte le 13 mila persone associate che, in questi due anni, hanno creduto nelle novità proposte dalla nostra Associazione, ci hanno sostenuto e incoraggiato, hanno apprezzato le nostre iniziative e non hanno risparmiato complimenti e suggerimenti. Dopo pochi mesi dall’apertura del locale abbiamo notato che, inspiegabilmente, la Polizia Municipale sostava spesso nel nostro parcheggio, si aggirava nel perimetro del locale oppure stazionava sopra il terzo ponte sul Brenta controllando la zona. Nessuno si è mai presentato presso la nostra Associazione, ma presto abbiamo saputo che, secondo voci sentite circolare a Bassano, il Terzo Ponte sarebbe stato chiuso. Ci siamo quindi recati presso gli Uffici della Polizia Municipale per chiedere se ci fossero problemi o irregolarità da sanare. Ci è stato riferito che erano giunte moltissime segnalazioni da parte di persone che si lamentavano perché il Terzo Ponte disturbava la quiete pubblica. Anche il responsabile dei Pubblici Esercizi ci comunicava di aver ricevuto numerosi esposti in tal senso. Abbiamo chiesto perché la Polizia Municipale non avesse mai preso contatto con noi per far presenti eventuali problemi e per trovare una soluzione e abbiamo domandato se esisteva veramente l’intenzione di far chiudere il Terzo Ponte. Ci è stato risposto che, se avessimo continuato a creare disturbo, il nostro locale non avrebbe potuto rimanere aperto. Siamo sempre stati favorevoli ai controlli preventivi auspicando che le forze dell’ordine passassero regolarmente presso la nostra associazione per fare opera di prevenzione, e, questo è stato riferito a tutte le forze dell’ordine che abbiamo incontrato. Abbiamo naturalmente chiesto di poter vedere gli esposti per capire quali fossero le lamentele e da chi provenissero. Avremmo dovuto ricevere copia della documentazione dopo circa 30 giorni. Trascorso oltre un mese dalla richiesta abbiamo sollecitato gli Uffici competenti, ma nessuno ci ha fornito i documenti che attendevamo. Dopo ben tre mesi siamo finalmente venuti in possesso di un solo esposto sottoscritto da circa dieci persone, residenti in Via San Fortunato, che si dichiaravano infastidite dal rumore provocato nel mese di luglio dalla musica proveniente dal Terzo Ponte (suonata fino a mezzanotte e un quarto). Nient’altro. Da allora nessuno ci ha più contattati. Nel mese di maggio 2018, durante una serata di musica, si sono presentate al Terzo Ponte 18 persone per effettuare un controllo: dieci appartenenti al Commissariato di Polizia, due alla Guardia di Finanza e sei all’Ispettorato del Lavoro. Un esercito. Dopo circa cinque ore, in seguito a verifiche della documentazione in nostro possesso nonché ad interrogatori dei dipendenti e di associati al Circolo Culturale, se ne andavano tutti affermando che ogni cosa risultava regolare. Il Commissario Massimo Benetello, che dirigeva le operazioni, mi riferiva che, a suo parere, mancava il documento, che avrebbe dovuto essere rilasciato da parte del Comune di Bassano del Grappa, attestante l’agibilità del locale quale pubblico esercizio. Secondo i nostri consulenti il Terzo Ponte disponeva invece di tutta la documentazione necessaria per poter esercitare regolarmente l’attività. Per scrupolo, abbiamo comunque chiesto al Comune di Bassano del Grappa il documento indicato dal Commissario Benetello e, dopo pochi giorni, l’Amministrazione Comunale ci rispondeva – tramite mail – confermando che il Circolo Terzo Ponte non necessitava di tale certificazione in quanto associazione culturale e non locale pubblico. Abbiamo consegnato tale comunicazione direttamente al Commissario Benetello che ci ringraziava e rispondeva che ne avrebbe preso nota. Il 28 dicembre 2018, dopo mezzanotte, è stato effettuato un altro controllo presso il Terzo Ponte: questa volta condotto da 10 persone, al comando del Commissario Benetello, in presenza del Vicequestore dott.ssa Elena Peruffo. Un ingresso in grande stile che ha platealmente interrotto una gradevole e tranquilla serata dedicata al ballo swing organizzata in collaborazione con un’associazione culturale. Il Commissario Benetello ha immediatamente comunicato al Vicepresidente, Andrea Bertoncello, e al socio fondatore, Stefano Bassetto, che quella stessa sera il Terzo Ponte sarebbe stato sequestrato! Secondo lui il nostro locale non era un Circolo Culturale, ma un locale pubblico. Quella sera erano presenti circa 200 persone tutte regolarmente tesserate salvo quelle che – come consentito da regolamento – avevano fatto richiesta di iscrizione al Circolo iscrivendosi all’evento tramite il nostro sito e avrebbero ricevuto la loro tessera la sera stessa. Abbiamo chiesto al Commissario Benetello perché quel controllo fosse stato compiuto proprio il in quella data a soli due giorni dal Capodanno e a ridosso di una serie di importanti eventi organizzati da tempo. A nulla è valso spiegare che un eventuale sequestro del Terzo Ponte ci avrebbe causato un gravissimo pregiudizio economico e di immagine ed avrebbe compromesso tutte le nostre future attività. Non abbiamo ricevuto nessuna risposta e sul portone d’ingresso del nostro Circolo Culturale è stato affisso il tristissimo cartello con la dicitura “Locale sottoposto a sequestro”. Tutto si è fermato. Il Tribunale di Vicenza, nonostante l’istanza di riesame depositata tempestivamente dal nostro avvocato, Luca Dorella, ha confermato il sequestro. Non ci resta che attendere l’esito del processo. Fra uno, due, o tre anni sarà certamente provata la nostra innocenza, ma nel frattempo il Terzo Ponte deve rimanere chiuso. In caso di vittoria non saremo nemmeno legittimati a chiedere il risarcimento dei gravi danni, economici e non, che abbiamo subito a causa del sequestro. Teniamo molto a precisare che il Terzo Ponte non ha mai fatto concorrenza sleale agli altri locali presenti nel territorio bassanese approfittando della sua posizione di associazione culturale. Siamo regolarmente fiscalizzati, emettiamo sempre gli scontrini (e le fatture su richiesta) a fronte della fornitura dei nostri servizi. Siamo soggetti alle stesse incombenze burocratiche delle aziende commerciali. La nostra unica agevolazione riguarda forse l’ammontare del canone di locazione che versiamo per la detenzione del capannone che è un fabbricato ad uso artigianale e non commerciale. Presentiamo regolare dichiarazione dei redditi e paghiamo le tasse. Il ricavato dalla nostra attività viene reinvestito nel nostro circolo associativo come da regolamento delle associazioni. Non possiamo non contestare fortemente i tempi e i metodi del sequestro del 28 dicembre 2018. È stata un’operazione di repressione che poteva essere evitata con la semplice e doverosa prevenzione dei problemi. Con un dialogo costruttivo, con un leale scambio di idee, con la collaborazione. Era sufficiente darci il tempo necessario per chiarire la nostra posizione permettendoci di continuare a lavorare. Nessuno è stato danneggiato dal Terzo Ponte, non abbiamo causato incidenti o determinato pericoli. Siamo stati costretti a buttare via quantità enormi di cibo destinato alle feste natalizie già programmate, abbiamo perso le importanti somme investite per avviare il locale e dovremo sostenere di tasca nostra i costi relativi agli ultimi stipendi dei dipendenti – per noi intoccabili – e ai debiti con fornitori. Chiudiamo con la malinconia nel cuore questo capitolo della nostra vita. Grazie in particolare ad Andrea Bertoncello, il nostro temibile, indispensabile, tenace e coraggioso chef, a Simone Cesario, prezioso responsabile di sala, sempre disponibile e amatissimo dai nostri soci, a Chiara, Martina e Diana, dolci sorrisi del Terzo Ponte, a Edoardo, fantasioso barman che ci ha fatto assaggiare squisiti cocktail colorati, e a tutti i nostri collaboratori».
Gli attuali soci fondatori e i collaboratori del Terzo Ponte