Lara Lago tra i «giovani che cambiano il mondo»

La sua storia di vita ha partecipato all’edizione 2018 del contest trentino «Strike» ed è stata inserita tra le dieci storie di «Giovani che cambiano le cose». Da San Pietro di Rosà ad Amsterdam e poi a Milano, un’avventura «impastata di lavoro, sogni e continui cambiamenti, sempre con un trolley azzurro addosso». Così Lara Lago definisce la sua vita degli ultimi anni, che all’estero ha trovato la sua realizzazione e che oggi, tornata in Italia, si propone di essere stimolo per tanti altri ragazzi in cerca di traguardi, sogni da realizzare, obiettivi da raggiungere. Trentaquattro anni, balzata alla cronaca qualche anno fa per la celebre lettera inviata al ministro Poletti in merito alle critiche nei confronti dei cervelli in fuga dall’Italia, oggi Lara è una donna saggia che raccoglie le lezioni accumulate nel suo percorso vissuto con grinta e determinazione. Da sempre votata al mondo del giornalismo, partita come inviata per i servizi esterni e la conduzione del telegiornale della televisione locale di Vicenza, la carriera di Lara passa per diverse tappe temporanee che la portano in Albania, poi ancora in Italia, fino all’esperienza decisiva di Amsterdam, dove, assunta dalla casa di produzione video «Zoomin.Tv», diventa direttrice del canale video web «Just Me» raccontando con documentari storie da tutto il mondo incentrate su temi legati al femminile, all’importanza del corpo nella sua perfetta imperfezione, alle minoranze, «all’unicità e a tutte le persone che non hanno paura di osare per diventare la migliore e più vera versione di se stesse», racconta Lara.

«C’è stato un giorno, mentre lavoravo ancora in Veneto, in cui ho realizzato che cosa mi stava succedendo. Ero seduta alla mia scrivania, lavoravo come ufficio stampa, ero tranquilla ma stavo usando il venti per cento del mio potenziale. Non dovevo fare più di tanti sforzi, era un lavoro facile e che ormai avevo imparato a fare. Ma l’altro 80% mi chiamava a gran voce, il non poter esprimere la mia creatività so mi avrebbe consumato. Non era la vita che volevo e ho deciso di crescere professionalmente, anche se ad un costo di vita e scelte altissimo. All’estero serve più grinta e coraggio e più adattamento e sacrificio di quelli richiesti in Italia. E’ tutto più difficile, le cose semplici e banali diventano prove e sfide. Basti pensare anche solo alla lingua, andare a fare la spesa acquistando prodotti sconosciuti, non ricordare il nome delle vie e all’inizio non sapersi nemmeno orientare. Non si hanno tante cose: una rete di sostegno familiare, gli amici di una vita, si ha sempre la sensazione di essere soli nel mondo, uno tra tanti. Eppure, nonostante all’estero sia più dura dal punto di vista di routine pratica, costruirsi un futuro è più facile».

Il suo futuro l’ha riportata in Italia, oggi Lara lavora nella redazione di Sky a Milano.

«Tra i 12 e i 17 anni sappiamo perfettamente chi siamo e cosa vogliamo fare nella vita. Importante è non cedere ai dubbi e tenere fede al desiderio che è dentro di noi».

A chi sceglie di partire il consiglio è quello di «mettere in valigia la pazienza, la curiosità e la malleabilità, un inglese fluente e ricco». Da Amsterdam rispondeva Lara alla nostra intervista di un anno fa che chiedeva se mai sarebbe tornata a casa:

«Mi auguro di tornarci il prima possibile. Ma poi, riuscirò a rimanerci?». Risposta profetica che già guarda oltre i giorni di oggi. Ancora partenze per il futuro? In fondo la sua è destinata ad essere una storia «che cambia il mondo».

E il suo mondo ormai è senza confini.