In Via Pianari a Crosara due vite lunghe un secolo

C’è un posto a Crosara, Via Pianari, che nel tempo è diventato leggenda. Semplice è il motivo: la gente qui vive bene e molto a lungo. Il professor Mario Consolaro, sindaco di Marostica dal 1971, aveva definito via Pianari «il sofà degli Dei» per la sua posizione e per il meraviglioso panorama che da lì vi si gode. L’attuale medico di base, dottor Gianpietro Costenaro, ha proposto di chiamare via Pianari via dei Centenari. Dalla fine del 1800 ad oggi sono ben otto i centenari che sono nati o vissuti qui. Due sono viventi. E sono due donne Vittoria Moresco e Rina Bassetto che vivono a duecento metri di distanza una dall’altra. In un paese di 500 anime è un fatto alquanto curioso. Un patrimonio, le vite di queste due donne, testimonianza vivente dei tempi andati che hanno attraversato un secolo di storia e hanno vissuto cambiamenti, passaggi, difficoltà e rinascite. Ad ascoltare la vita di Vittoria e di Rina sorprende la forza, la determinazione, il coraggio, la semplicità e la necessità delle scelte, sempre affrontate con caparbietà e obbedienza.

Vittoria Moresco, nata a Crosara il 25 maggio del 1919, ha sempre vissuto in paese ad eccezione di una piccola parentesi in Francia. La più giovane di quattro sorelle, sposata, tre figli maschi, conta tre nuore, sette nipoti e 10 pronipoti. Costante della sua vita è sempre stato il lavoro nei campi, tanto che ancora oggi, come testimoniano le nuore, Vittoria ha l’istinto di seguire con le mani i sapienti gesti di intrecciare la paglia, arte imparata da bambina e mai abbandonata. A scuola fino al quarto anno di elementari, traguardo alquanto raro ai tempi, Vittoria ha costantemente coltivato la passione per la lettura e per la televisione, passatempi che le hanno dato stimoli assieme a una vita comunitaria attiva e partecipata. Sempre stata in salute, vanta la fortuna e la scelta di non aver mai fatto uso di medicine.

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La vita di Rina Bassetto, nata a Crosara il 27 dicembre 1918 e rimasta orfana di papà molto presto, si sposta a Roma. Qui vive per tredici anni lavorando come bambinaia. La madre infatti, rimasta sola con quattro figli giovanissimi da crescere è costretta a mandare la figlia nella grande città lontana in cerca di un guadagno sicuro. E’ l’autunno del 1932 e Rina non ha ancora compiuto 14 anni. Tanti sono i debiti della famiglia. Anche le 62 lire del biglietto del treno da Padova verso Roma vengono chieste in prestito. Il suo guadagno è di 50 lire mensili e tutti i soldi, esclusa qualche rara necessità personale, vengono puntualmente spediti a casa. Rientrata a Crosara, appena terminata la guerra riparte nuovamente, questa volta per Milano, dove trova lavoro nella portineria alla tessile Visconti di Modrone. Nel 1950 torna e si sposa con Giuseppe mettendo radici definitive a Crosara. Ricorda il suo viaggio di nozze, a Bassano sul Ponte, e torna spesso con la mente a Roma, alle vie e alle piazze, a quei tram presi senza biglietto, d’accordo con l’autista perché di soldi non ne aveva.

Nei ricordi di Vittoria e Rina, sebbene sbiaditi e rallentati dall’età, rivive la Crosara di cento anni fa, fatta di gente a piedi, coi carretti, di messe frequentate prestissimo la domenica mattina, di lavoro pesante ma felice, di case senza luce né acqua, di tavole povere imbandite con i semplici prodotti della terra, di spostamenti obbligati alla ricerca di guadagni sicuri, di affetti e legami forti perché le famiglie un tempo erano grandi rifugi, punti di riferimento per tutti. E proprio questi legami, dalle radici tanto salde e profonde, sono forse tra le risposte che si dà chi d’istinto si chiede quale possa essere l’elisir di lunga vita in questo angolo di Paradiso.